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Sushi


PARTE 1

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TIPI DI SUSHI GENERALI
La varietà del piatto nasce dall’abilità della mano dello chef, nella scelta di guarnizioni e nei condimenti di come vengono combinati, i vari tipi di sushi con il passare del tempo si sono divisi in “Asiatico e Occidentale”, qui seguono alcune delle varietà di composizioni asiatiche:

Chirashizushi:
Detto anche “Sushi Sparso” e viene servito in una ciotola di riso ricoperto con vari tipi di pesce crudo, è molto comune perché si prepara velocemente e soprattutto saziante. Può però venire preparato in vari modi a seconda delle varie tradizioni che sono:

  • L’Edomae Chirashizushi: Il sushi viene posizionato in stile Edo, e viene distribuito con vari ingredienti sempre crudi
  • Il Gomokuzushi: Il sushi viene posizionato in stile Kanzai e consiste nel mescolare ingredienti cotti e crudi con il riso.
  • Il Sake – Zushi: si cucina con il vino di riso e il riso è condito con gamberi, orata, polpo, funghi shiitake, germogli di bambù frittata tritata
Sushi e Noodles

Inarizushi:
E’ un sacchetto di Tofu Fritto ripieno del riso del sushi, il suo nome ha origine del Dio shintoista Inari. Alcune delle sue varianti si chiamano “Fukusa-zushi” e “Chakin-zushi” che sono sono fatti con una sottile fetta frittata invece del Tofu

Makizushi:
Questo tipo di sushi ha il nome che si compone con due nomi: “Norimaki” che è il rotolo di Nori e “Makisu” che è una stuoia in bambù creata apposta per adattare la forma del sushi, dopo di che è avvolto in un alga nori con una fetta sottile di frittata e infine di solito viene tagliato in sei o otto pezzi

Sous Chef

Futomaki:
E’ un grande rotolo cilindrico con l’alga nori all’esterno, con un diametro di cinque o sei cm, sono realizzati con due o tre gusti, ma che siano gusti e colori complementari, spesso gli ingredienti sono vegetariani come: strisce di cetriolo, zucca, germogli di bambù o radice di loto

Hosomaki:
E’ un rotolo più piccolo di due centimetri, avvolto nell’alga nori, di solito i gusti abituali sono salmone, tonno, oppure possono essere vegetariani e ripieni di cetriolo.

Temaki:
Tradotto letteralmente vuol dire “Rotolo a mano”, che in realtà è un cono, dove dal quale ne fuoriescono gli ingredienti. Di solito è lungo dieci centimetri e di solito viene mangiato con le mani, perché con le bacchette è un po’ scomodo. Per un gusto ottimale si deve consumare entro pochissimo tempo dopo che è stato preparato per farsi che non inumidisca l’alga nori.

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Nigirizushi:
Tradotto letteralmente significa “Sushi pressato a mano” e consiste nel premere una quantità di riso fra le mani e farlo diventare una forma ovale con un’alga come guarnizione posta sulla palla, di solito sono serviti in coppia e con un minimo di wasabi e possono essere di vari tipi di pesce come il salmone, tonno, il polpo, l’anguilla d’ acqua dolce, anguilla di mare, calamaro e frittata

Gunkanmaki:
tradotto significa: “rotolo da nave da guerra”, di solito sono avvolti dalle alghe nori e spesso possono avere vari ingredienti particolari come uova di salmone, uova di riccio di mare, capesante e uova di quaglia

Oshizushi:
tradotto vuol dire “Sushi in scatola o Sushi pressato”, ed è uno dei preferiti di Osaka ed è un blocco creato con un oggetto in legno chiamato Oshibako, di solito lo chef lo ricopre con dei condimenti dopo di che il blocco viene tolto dallo stampo e tagliato a bocconcini

TYPES OF GENERAL SUSHI
The variety of the dish comes from the skill of the chef’s hand, in the choice of toppings and in the
condiments of how they are combined, the various types of sushi over time have been divided into “Asian and Western”, here are some of the varieties of Asian compositions:

Chirashizushi:
Also known as “Sushi Sparso” and served in a rice bowl covered with various types of raw fish, it is very common because it is prepared quickly and above all satiating. However, it can be prepared in various ways according to the various traditions which are:

  • The Edomae Chirashizushi: Sushi is placed Edo-style, and comes with various ingredients that are always raw
  • Gomokuzushi: Sushi is placed in the Kanzai style and consists of mixing cooked and raw ingredients with rice.
  • Sake – Zushi: it is cooked with rice wine and the rice is seasoned with shrimp, sea bream, octopus, shiitake mushrooms, chopped omelette bamboo shoots

Inarizushi:
It is a bag of Fried Tofu stuffed with sushi rice, its name originates from the Shinto god Inari. Some of its variations are called “Fukusa-zushi” and “Chakin-zushi” which are are made with a thin omelette slice instead of Tofu

Makizushi:
This type of sushi has the name that is composed with two names: “Norimaki” which is the Nori roll and “Makisu” which is a bamboo mat created specifically to adapt the shape of the sushi, after which it is wrapped in a seaweed nori with a thin slice of omelette and finally it is usually cut into six or eight pieces

Futomaki:
It is a large cylindrical roll with nori seaweed on the outside, with a diameter of five or six cm, they are made with two or three flavors, but whether they are complementary flavors and colors, often the ingredients are vegeterian such as: cucumber strips , pumpkin, bamboo shoots or lotus root

Hosomaki:
It is a roll smaller than two centimeters, wrapped in nori seaweed, usually the usual flavors are salmon, tuna, or they can be vegetarian and stuffed with cucumber.

Temaki:
Literally translated it means “Hand roll”, which is actually a cone, from which the ingredients come out. It
is usually ten centimeters long and is usually eaten with the hands, as it is a bit uncomfortable with chopsticks. For optimal taste it must be consumed within a very short time after it has been prepared to ensure that it does not moisten the nori seaweed.

Nigirizushi:
Literally translated it means “hand-pressed sushi” and consists in pressing a quantity of rice in your hands
and making it become an oval shape with a seaweed as a garnish placed on the ball, they are usually served in pairs and with a minimum of wasabi and can be of various types of fish such as salmon, tuna, octopus, freshwater eel, sea eel, squid and omelette

Gunkanmaki:
translated means: “warship roll”, they are usually wrapped in nori seaweed and can often have various special ingredients such as salmon roe, sea urchin roe, scallop and quail roe

Oshizushi:
translated means “Canned Sushi or Pressed Sushi”, and is an Osaka favorite and is a block created with a wooden object called Oshibako, usually the chef covers it with condiments after which the block is removed from the mold and cut into bite-sized pieces

La Cerimonia del Tè


Watabi

Chiamata anche Cha No Yu che si significa “Acqua calda per il tè” oppure Chadō o Sadō è un rito praticato in Giappone. E’ una delle più tradizionali cerimonie zen che esistono in Giappone e si basa sulla concezione del Wabi – Cha è può essere svolta in diverse pratiche.
La collocazione del bollitore cambia ad ogni stagione, quindi la bevanda non risulta un’infusione, ma bensì una “sospensione”, ovvero che la polvere di te viene consumata insieme all’acqua. Infatti il Matcha viene prodotto usando germogli terminali della pianta e la bevanda ha un effetto al quanto eccitante.

ORIGINI E SVILUPPO DELLA CERIMONIA

La Cerimonia del tè ha origine in Cina, come del resto la scoperta del Tè, che purtroppo rende difficile la sua datazione, durante la dinastia Song, arriva la diffusione del “Canone del tè” che venne rilasciato intorno al 758.
Sempre durante quel periodo, crebbe la diffusione dell’uso collettivo di bere il tè, soprattutto nei monasteri di buddismo Chan. La bevanda del tè contiene una buona dose di caffeina ed un valido sostegno delle pratiche meditative zuòchàn.

Laboratorio dell’espresso

La sua importazione per l’utilizzo matcha venne importato dal monaco Tendai Eisai che riportò dal pellegrinaggio in Cina, dagli insegnamenti di Chàn Lìnjì, dal ramo di Huàglòng e da alcune piante di tè, cosi nel tempio di Saidai-ji si tenne il primo Ōchamori dove venivano rappresentati gli aspetti spirituali della Cerimonia del Tè, ma tuttavia si praticava il Tōcha un passatempo aristocratico dove si doveva indovinare l’origine delle foglie che si consumavano.

In seguito affascinato dall’arte dello zen, l’ottavo shōgun del clan Ashikaga, venne subito promotore della Cerimonia del Tè e Murata Shukō fu il primo ad accentuare la semplicità dell’oggettistica. Lui stesso ideò il Chashaku in bambù che riduceva la stanza del te in quattro stuoie e mezza di tatami, cosi riuscì a diminuire gli utensili, dopo di che introdusse fece esporre i rotoli dei maestri zen all’interno della stanza che riportavano testi e scritture privilegiandoli dell’loro rispetto dovuto.

Dopo la morte di Murata Shukōci fu il maestro Takeno Jōō allievo di Murata Shukō e Sonchin e Sogo.

Takeno Jōō gettò la base dello Wabi-Cha studiando la poesia “Waka” ovvero “Via dell’incenso”, modificò il “Cha no yu” eliminando gli utensili dagli scaffali e disponendoli sul tatami, utilizzando solo il legno grezzo per il “Tokonoma”.

Introduce anche l’usanza del “ro”, che è il focolare dove si pone il bollitore del tè, direttamente nella stanza della cerimonia.

Il terzo grande maestro di tè fu Sen no Rikyū che iniziò lo studio del Cha No Yu a soli diciassette anni e due anni dopo diventò il diretto discepolo Takeno Jōō che gli rimase vicino per i quindici anni successivi.

Oriente Spirituale

LA STANZA DELLA CERIMONIA

Nella stanza si entra da una porticina bassa chiamata “Nijiriguchi”, posta in basso in modo da simboleggiare l’umiltà quando si entra che “costringe” a chinare il capo in segno di umiltà, la stanza è detta “chashistu” la quale può essere formata da pochi “tatami” mentre le finestre sono schermate. Da un lato c’è il “tokonoma” che è una piccola nicchia sulla quale c’è uno scritto eseguito da un esperto di “shodō” e un piccola composizione di fiori dell’ “Ikebana” che abitualmente si adatta alla stagione in corso ed è detta “Chebana” ovvero Fiori per Il Tè.

Il particolare significato della Cerimonia del Tè si riferisce all’atto di preparare il tè infatti si usa il verbo “Tereru” ovvero celebrare, dopo di che la Cerimonia prosegue con il posizionamento dei vari utensili con la preparazione del tè nella tazza.

LA DIMORA DEL VUOTO

La Stanza del Te è anche un luogo spirituale dove sono stati infusi le pratiche e gli ideali dello Zen, ai concetti precedenti dello “Yūgen” e “Sabi” cosi Sen no Rikyū evidenziò lo “Wabi”.
Cosi se lo Yūgen che era l’incanto sottile collegato alla delicatezza e all’eleganza e caro agli autori del “Nō”, una forma di teatro poco rappresentata differente dal Kabuki, mentre il Sabi è come una patina sottile che rende nel tempo gli oggetti affascinanti ed ispiratori di tranquillità e armonia, cosi Sen no Rikyū introdusse qualcosa di diverso a che amava lo stile semplice e che vede la Stanza del Tè come la dimora della creatività senza attaccamenti quindi il “vuoto”. Al vuoto materiale si accosta anche il vuoto mentale che indica la consapevolezza priva di attaccamenti mondani. Il potere destabilizzante di questa pratica sono le varie forme di ostentazione quindi Sen no Rikyū fu costretto al “Seppuku”, una forma volontaria di suicidio, in quanto sentiva la forma silenziosa del maestro

Arte Raku

I principi costitutivi della Cerimonia Del Tè secondo Sen no Rikyū:

Armonia (Wa): Questa è una dimensione che mette in relazione “ospite-invitato”, gli oggetti e il cibo. In questo pincipio vuol dire essere ancorati da ogni pretesa e ogni etsremismo.

Rispetto (Kei): Questo principio nella Cerimonia del Tè permette di coprendere la comunione dell’essenza di tutto ciò che ci corconda

Purezza (Sei): Questo principio non serve ad indicare ciò che è puro o impuro, è una metafora nei confronti della nostra mente e dei nostri vissuti che vanno “spazzati” abitualmente da preoccupazioni per consentire a se stessi di fare nuove esperienze, ma nel frattempo l’ospite riordina e ripulisce anche se stesso.

Tranquillità (Jaku): L’incontro delle persone nella Cerimonia del tè amplifica sempre di più questa dimensione, colui che prepara e beve il tè s’avvicina a questa sublime stato di serenità

THE CEREMONY OF THE TEA

Also called Cha No Yu which means “Hot water for tea” or Chadō or Sadō is a ritual practiced in Japan. It is one of the most traditional Zen ceremonies that exist in Japan and is based on the concept of Wabi – Cha and can be carried out in different practices.
The location of the kettle changes every season, so the drink is not an infusion, but rather a “suspension”, that is, the tea powder is consumed together with the water. In fact, Matcha is made using the terminal buds of the plant and the drink has an exciting effect.

ORIGINS AND DEVELOPMENT OF THE CEREMONY

The Tea Ceremony originates in China, as does the discovery of Tea, which unfortunately makes it difficult to date, during the Song dynasty comes the spread of the “canon of tea” which was released around 758.
Also during that period, the widespread use of tea drinking increased, especially in the monasteries of Chan Buddhism. The tea drink contains a good dose of caffeine and a valid support for Zuòchàn meditation practices.

Its import for matcha use was imported by the monk Tendai Eisai who brought back from the pilgrimage to China, from the teachings of Chàn Lìnjì, from the branch of Huàglòng and from some tea plants, so in the temple of Saidai-ji the first Ōchamori was held where the spiritual aspects of the Tea Ceremony were represented, but nevertheless the Tōcha was practiced, an aristocratic pastime where one had to guess the origin of the leaves that were consumed.

Later fascinated by the art of Zen, the eighth shōgun of the Ashikaga clan, was immediately promoter of the Tea Ceremony and Murata Shukō fun the first to accentuate the simplicity of the objects. He himself devised the Chashaku in bamboo which reduced the tea room into four and a half mats of tatami, so he managed to deduce the utensils, after which he introduced the scrolls of the Zen masters inside the room which reported texts and writings privileging them of their due respect.

After Murata Shukō’s death there was master Takeno Jōō, a pupil of Murata Shukō and Sonchin and Sogo.
Takeno Jōō threw the basis of the Wabi-Cha by studying the poem “Waka” or “Incense Way”, he modified the “Cha no yu” by removing the tools from the shelves and placing them on the tatami, using only the raw wood for the “Tokonoma” .
He also introduces the custom of “ro”, which is the hearth where the tea kettle is placed, directly in the ceremony room

The third great tea master was Sen no Rikyū who began the study of Cha No Yu when he was only seventeen and two years later became the direct disciple Takeno Jōō who remained close to him for the next fifteen years..

THE CEREMONY ROOM

The room is entered through a low door called “Nijiriguchi”, placed at the bottom so as to symbolize humility when entering which “forces” to bow the head as a sign of humility, the room is called “chashistu” which can be formed by a few “tatami” while the windows are shielded. On the one hand there is the “tokonoma” which is a small niche on which there is a writing performed by a “shodō” expert and a small composition of flowers of the “Ikebana” which usually adapts to the current season and it is called “Chebana” or Flowers for Tea.

The particular meaning of the Tea Ceremony refers to the act of preparing tea, in fact the verb “Tereru” is used, meaning to celebrate, after which the Ceremony continues with the positioning of the various utensils with the preparation of tea in the cup.

THE HOUSE OF THE EMPTY

The Tea Room is also a spiritual place where the practices and ideals of Zen have been infused, with the previous concepts of “Yūgen” and “Sabi” so Sen no Rikyū highlighted the “Wabi”.
So if the Yūgen which was the subtle enchantment connected to delicacy and elegance and dear to the authors of “Nō”, a form of theater little represented different from Kabuki, while the Sabi is like a thin patina that renders objects over time fascinating and inspiring of tranquility and harmony, so Sen no Rikyū intruded on something different to who loved the simple style and who sees the Tea Room as the abode of creativity without attachments and therefore the “void”. Mental emptiness also approaches the material emptiness, which indicates awareness devoid of worldly attachments. The destabilizing power of this practice are the various forms of ostentation so Sen no Rikyū was forced to “Seppuku”, a voluntary form of suicide, as he felt the silent form of the teacher

The constitutive principles of the Tea Ceremony according to Sen no Rikyū:

Harmony (Wa): This is a dimension that relates “guest-guest”, objects and food. In this principle it means to be anchored by every claim and every etsremism.

Respect (Kei): This principle in the Tea Ceremony allows us to cover the communion of the essence of all that surrounds us

Purity (Sei): This principle does not serve to indicate what is pure or impure, it is a metaphor for our mind and our experiences that are usually “swept” by worries to allow oneself to have new experiences, but in the meanwhile the guest tidies up and cleans himself up too.

Tranquility (Jaku): The meeting of people in the Tea Ceremony amplifies this dimension more and more, the one who prepares and drinks tea approaches this sublime state of serenity

(Fonte: Wikipedia)

Il Kimono


DonnaD

PARTE 2

Il “kimono” è un indumento tradizionale Giapponese che veste una forma T, che abitualmente indossano le donne nubili, la veste è divisa in varie parti e ogni componente ha una sua storia e una sua usanza:

Fuorisode: E’ fatto di seta colorata o tinta unica, che letteralmente significa “Maniche svolazzanti”: “Furi” svolazzante e “Sode” maniche. Di solito viene indossato dalle donne nubili quindi che si “mostra disponibile” al matrimonio, oltre a questo può essere indossato anche durante La Cerimonia del Tè o matrimoni di parenti stretti. Di solito i Fuorisode sono molti costosi che molto spesso vengono affittati per i suoi costi elevati.

Obi: E’ una tipica “cintura” giapponese che ha molti stili diversi e sono indossate per ingrandire, abbellire o anche sorreggere vestiti, si può indossare anche con il kimono, l’Hakama e lo Yukata. Per il kimono ha una funzione di tenere unita la veste come decorazione e principalmente è fatto di seta, il materiale con il quale vengono cuciti tutti i vestiti.

Assieme al kimono, solitamente, sono abbinate delle scarpe, simili alle infradito e anche queste sono in vari stili:

Zōri Sono calzature simili al infradito che possono essere fatte in legno, paglia di riso, stoffa, legno laccato, pelle, gomma oppure di alti materiali asiatici, la stringa che tiene unito il piede alla calzatura si chiama Hanao.

Vivere Zen

Da donna:
questi sandali da donna vengono spesso usati per le cerimonie come i matrimoni o i funerali e sono fatti in vinile.

Da uomo:
quelli da uomo sono fatti con dei materiali che assomigliano alla paglia, come tipo il polistirolo, con le suole in sughero.

UTILIZZO:
Sono utilizzati con gli abiti tradizionali giapponesi, e vengono indossati con dei appositi calzini chiamati tabi. Ci sono diversi Zōri/sandali che non vengono usati con il kimono, hanno la suola di giunco che assomiglia al materiale dei materassini tatami e vengono utilizzati con abiti da lavoro oppure con abiti occidentali o casual o anche con degli indumenti tipici giapponesi.

Altri tipi di sandali sono i Geta che sono un ibrido fra gli zoccoli e gl’infradito e sono delle calzature con una suola in legno rialzata da due tasselli tenuta sul piede con due elastici che divide l’alluce e il secondo dito. La tavoletta di legno si chiama Dai (supporto), le due stringhe in tessuto si chiamano Hanao e i due tasselli sotto la suola di legno si chiama Ha (Denti) che sono anche loro in legno che quando si muovono fanno un particolare rumore chiamato Karankoron.

Dai: Può essere rettangolare oppure ovale che è più femminile, il colore può variare dal laccato, naturale o dipinto

Ha: Anche questa parte può variare e possono esserci addirittura tre tasselli, oppure i Tengu-geta un unico tassello al centro.

Hanao: Questi lacci possono essere di vari materiali e di vari colori, il colore stampato in Giappone è molto comune, è un sandalo che può assomigliare tranquillamente anch’esso ad un infradito, questi sandali li usano di solito le Maiko, le apprendiste Geishe, che abitualmente indossano le Okobo, che sono principalmente i loro sandali tradizionali

CARATTERISTICHE:
il kimono può essere di varie taglie e vengono adattati al tessuto, il kimono è formato principalmente dal Tan che è un pezzo di stoffa lungo trentacinque centimetri e lungo undici metri mezzo, per adulti, a differenza dei lottatori di sumo che indossavano kimono su misura. I kimono moderni sono cuciti e dipinti/decorati a mano con alcune tecniche in particolare come quella dello Shibori creata con lo stencil, poi c’è quella lo Yuzen che è un tipo di tintura creata con la pasta di riso. In generale sono creati con la seta o il broccato, mentre quelli moderni con il rayon, cotone, poliestere o altre stoffe sintetiche, ma la seta comunque resta il tessuto più adatto a questo abbigliamento e le fantasie variano di stagione in stagione.

PARTI DEL KIMONO:

Il kimono è composto da varie parti, quello da donne è estremamente complesso ed è formato da prima da delle parti principali e poi da quelle formali che riflettono l’età della persona, il suo stato civile e la formalità dell’occasione.

Parti principali universali:

Doura: la federa esterna
Eri: il colletto
Fuki: l’orlo principale
Furi: la parte della manica sotto il foro del braccio
Maemigoro: il pannello anteriore principale
Miyatsukuchi: l’apertura sotto la manica
Okumi: la parte interna del pannello anteriore principale
Sode: la manica
Sodeguchi: l’apertura della manica
Sodestuke: il foro del braccio
Susomawashi: la fodera interna
Tamoto: drappeggio della manica
Tomoeri: il sopra, il colletto
Uraeri: il colletto intorno
Ushiromigoro: la sezione principale posteriore

THE KIMONO

PART.2

The “kimono” is a traditional Japanese garment that wears a T shape, which unmarried women usually wear, the dress is divided into various parts and each component has its own history and its own custom:

Fuorisode: It is made of colored or solid silk, which literally means “Fluttering sleeves”: fluttering “Furi” and “Sode” sleeves. It is usually worn by unmarried women so that it “shows available” to marriage, in addition to this it can also be worn during the Tea Ceremony or weddings of close relatives. Usually the Fuorisode are very expensive which very often are rented for its high costs.

Obi: It is a typical Japanese “belt” that has many different styles and is worn to enlarge, embellish or even support clothes, it can also be worn with the kimono, the Hakama and the Yukata. For the kimono it has a function of holding united the dress as decoration and is mainly made of silk, the material with which all clothes are sewn.

Women’s:
these women’s sandals are often used for ceremonies such as weddings or funerals and are made of vinyl.

For men:
those for men are made with materials that resemble straw, such as polystyrene, with cork soles.

USE
They are used with traditional Japanese clothes, and are worn with special socks called tabi. There are several Zōri / sandals that are not used with the kimono, have a rush sole that resembles the material of tatami mats and are used with work clothes or with Western or casual clothes or even with typical Japanese clothing.

Other types of sandals are the Geta which are a hybrid between clogs and flip flops and are footwear with a wooden sole raised by two blocks held on the foot with two elastic bands that divide the big toe and the second toe. The wooden tablet is called Dai (support), the two fabric strings are called Hanao and the two blocks under the wooden sole are called Ha (Teeth) which are also made of wood that when they move make a particular noise called Karankoron.

Dai: It can be rectangular or oval which is more feminine, the color can vary from lacquered, natural or painted

Ha: This part can also vary and there may even be three tiles, or the Tengu-geta a single tile in the center.

Hanao: These laces can be of various materials and of various colors, the color printed in Japan is very common, it is a sandal that can easily resemble a flip-flop, these sandals are usually used by the Maiko, the apprentice Geishas, who usually wear Okobo, which are mainly their traditional sandals

FEATURES:
the kimono can be of various sizes and are adapted to the fabric, the kimono is mainly formed by the Tan which is a piece of fabric thirty-five centimeters long and eleven half meters long, for adults, unlike the sumo wrestlers who wore custom-made kimonos. The modern kimonos are sewn and painted / decorated by hand with some techniques in particular such as that of the Shibori created with the stencil, then there is the Yuzen which is a type of dye created with rice paste. In general they are created with silk or brocade, while the modern ones with rayon, cotton, polyester or other synthetic fabrics, but silk is still the most suitable fabric for this clothing and the patterns vary from season to season.

PARTS OF THE KIMONO

The kimono is composed of various parts, the women’s one is extremely complex and is made up of first of the main parts and then of the formal ones that reflect the age of the person, his marital status and the formality of the occasion.

Universal main parts:

Doura: the external pillowcase
Eri: the collar
Fuki: the main hem
Furi: the part of the sleeve under the arm hole
Maemigoro: the main front panel
Miyatsukuchi: the opening under the sleeve
Okumi: the inside of the main front panel
Sode: the sleeve
Sodeguchi: the opening of the sleeve
Sodestuke: the arm hole
Susomawashi: the inner lining
Tamoto: draping of the sleeve
Tomoeri: the top, the collar
Uraeri: the collar around
Ushiromigoro: the rear main section

(Fonte: Wikipedia)

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